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Hong Kong, un "affare cinese"?

San Benedetto del Tronto | Sono esplose negli ultimi giorni ampie proteste dal basso ad Hong Kong in opposizione al regime imposto da Pechino. Mentre i diritti umani fondamentali vengono calpestati, organismi come l'ONU e le maggiori potenze occidentali tacciono.

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Ha diciassette anni e si chiama Joshua Wong, l'anima della Rivoluzione degli Ombrelli che in questi giorni a Hong Kong sta manomettendo gli ingranaggi di quell'imponente macchina che è il Comunismo.

La settimana scorsa è finito dietro le sbarre della legge, tuttavia il gigante cinese continua a tentennare di fronte a queste folle: gli studenti di Scholarism - il movimento capeggiato da Joshua - protestano imperterriti fianco a fianco con Occupy Central, il movimento di disobbedienza civile.

La loro peculiarità, le mascherine, i nastri gialli o della pellicola posta meticolosamente su occhi e bocca: non è un gesto simbolico, ma una necessità puramente pratica vista la consistenza degli spray al peperoncino e dei lacrimogeni - i quali, tra l'altro, non venivano lanciati dal 2005 - che i pubblici ufficiali fanno piovere su di loro.


Dormono per strada i manifestanti, nelle fotografie sembrano tanti senzatetto accasciati a terra in tutta la loro disperazione, ad aspettare che un'anima compassionevole lasci cadere uno spicciolo nei loro cappelli.
Per cosa lotta questa gente? A cosa mirano questi sognatori di una utopistica democrazia, guidati nientemeno che da un ragazzino in fasce?


Ebbene, signori occidentali, non è ad una Comune di Parigi che stiamo assistendo, ma una rivolta di coscienze destinata a perdurare, una presa di posizione in nome della libertà negata da un governo meschino, nemico del popolo di cui si fa portavoce, che lo tradisce, storpiando gli ideali di grandi pensatori del passato.

Il Quotidiano del Popolo - anche nel nome una contraddizione - definisce la manifestazione "illegale". Ma dov'è l'illegalità quando i cittadini digiunano perché affamati di giustizia?

Il fatto in sé della candidatura dei governatori decretata dal Partito - seppur gravissimo - racchiude un qualcosa di molto più grande: la lesione di uno dei diritti umani fondamentali, ovvero la partecipazione di tutta un'assemblea rappresentativa del volere popolare nella scelta dei propri dirigenti, quel patto che sta alla base di uno Stato Civile.

E', questo, un concetto chiave della società moderna e contemporanea che venne strutturato quattrocento anni fa da atavici giusnaturalisti e che trova la sua attualizzazione nel nostro secolo in un organismo quale l'ONU, preposto alla difesa di tali diritti.

Che gli Stati Uniti, dunque, giudichino l'insurrezione degli ombrelli un "affare interno della Cina" appare quasi un'incoerenza con la loro linea politica nei rapporti con gli esteri e con il ruolo che si sono creati nella comunità internazionale, quali "paladini della giustizia e della democrazia" - taluni valori ovviamente non garanti di una "pace perpetua".Temono forse di oltrepassare quella sottile linea di confine che separa la neutralità dall'ingerenza e dunque di sfidare l'autorità pechinese?

Per le strade del centro di Hong Kong la folla è ordinata nonostante conti qualche decina di migliaio di persone, le banche e le scuole sono chiuse, ma i dimostranti aumentano. Mercoledì i politici stappano bottiglie di champagne - rigorosamente alla occidentale - per la celebrazione nazionale del sessantacinquesimo anniversario dalla nascita del Partito Comunista, mentre i manifestanti si riuniscono per le strade chiamando ad alta voce "elezioni libere".


Agli occhi della stampa internazionale - usanza comune nei regimi - le autorità locali stanno cercando di insozzare l'informazione - è facile disinformare! - come fecero, tra l'altro, in Venezuela durante la manifestazione dei giovani di Caracas, crocifiggendo studenti pacifici per non aver compiuto atti di vandalismo e/o di violenza efferata verso degli "innocenti" gruppi di poliziotti, deputati alla difesa della disciplina e della sicurezza dei civili stessi.

Ma c'è un dettaglio che viene omesso: l'intrusione di corpi estranei dall'altro lato della barricata, nonché delle triadi di malavitosi provenienti dal Sud della Cina, criminali senza scrupoli che irrompono nei cortei per sconvolgere l'ordine originario, smontare le tende dei dimostranti - come è successo a Mong Kok - arrivando a violentare le sostenitrici della democrazia - come è già stato segnalato da Amnesty International.

In tutto ciò il governo cinese sceglie di mantenere la linea dura, nascondendo dietro un muro di omertà gli orrori dei suoi crimini, crimini contro l'umanità che dovrebbero essere sentenziati dalla Corte Penale Internazionale.

Restare a guardare di fronte a tali soprusi non è sicuramente motivo d'orgoglio per le potenze occidentali. Perché, pur essendo distanti migliaia e migliaia di chilometri dal teatro di questi nefandi avvenimenti, il nostro immobilismo implica eguale colpevolezza. Ne siamo consapevoli?

"Provate pure a credervi assolti, siete lo stesso coinvolti" cantava un grande profeta del secolo scorso.

05/10/2014





        
  



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