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Progetto ANIMA

Grottammare | L'inutile spreco. Il buon governo.

ANIMA

La riduzione dei suoli fertili è una dei problemi centrali per l'assetto del pianeta:
processi di desertificazione, aumento delle richieste agroalimentari, aumento della popolazione e delle superfici insediate fanno si che il suolo sia una delle risorse la cui carenza, per il diretto rapporto con la produzione agroalimentare e per la difficoltà a rigenerarla, mette a rischio l'esistenza delle comunità e l'autonomia dei Paesi. In ragione di questa priorità l'Europa ha posto nella sua politica una limitazione al consumo di suolo e al contempo promuove e stimola con grande attenzione le soluzioni insediative che riducono il consumo dei suoli.

Tra i Paesi europei l'Italia ha una delle situazioni più gravi: si consumano decine di ettari al giorno per urbanizzazioni, infrastrutturazioni nonostante non ci sia né reale richiesta di costruito né crescita demografica e si riscontri invece un abbandono diffuso di edifici e di aree strutturate in cui non si svolgono più (e spesso non si sono mai svolte) attività produttive o residenziali: comportamento suicida per il Paese che perde ogni anno superficie fertili nella misura dell'8% (10 mq al secondo), riducendo le capacità produttive delle comunità e aumentandone la dipendenza dai paesi esteri anche per gli alimenti base.

Un Buon Governo del territorio, nel segno della difesa degli interessi della comunità e prima di procedere a trasformare il suolo agricolo, dovrebbe verificare l'effettiva necessità di ogni nuovo manufatto, la disponibilità sul territorio di contenitori non utilizzati in cui collocare le attività e le iniziative ritenute necessarie e la capacità nella successiva gestione del manufatto (per evitare che vi siano altre carcasse vuote e abbandonate).

Solo a questo punto il Buon Governo dovrebbe convocare il progettista chiedendogli di applicare la creatività non alla definizione di una forma, ma alla risoluzione di un problema: "Ho bisogno di un luogo per svolgere una funzione prioritaria e inalienabile per la comunità, non voglio occupare altro spazio, ho delle volumetrie esistenti. Tu architetto sei chiamato a trovare una soluzione progettuale inserita nel paesaggio, ad elevata efficienza energetica, della minore cubatura possibile (perché costruire è comunque inquinante e mantenere edifici grandi è energeticamente insostenibile)". E' troppo semplice operare scelte in continuità con le modalità che hanno destrutturato il nostro territorio non corrispondendo alle effettive esigenze e richieste dei cittadini. Oggi ad una amministrazione si chiede di più: si chiedono prospettive a lungo termine, non demagogiche, ben progettate, partecipate, innovative (non nella forma). Non monumenti, ma costruzioni utili e ambientalmente sostenibili.

Le criticità del progetto
Le criticità del progetto, già evidenziate da molti soggetti presenti nel territorio, si possono riassumere nel seguente sintetico elenco:

1. La localizzazione in un area già correttamente individuata come agricola
La destinazione prevista nel piano regolatore del 1997 era terreno agricolo a vocazione vivaistica "spazio per la realizzazione di servizi tecnici per il florovivaismo, comprendente un centro di attività didattiche e di sperimentazione e ricerca di prodotto".

2. Le opere idrauliche
Le opere idrauliche, ritenute necessarie al fine di ridurre il rischio idraulico e posizionare la struttura, irrigidiscono il tessuto idrico superficiale e riducono fortemente la naturalità dei luoghi, eliminando elementi morfologici e vegetazionali che qualificano il paesaggio.

3. La trasformazione della vallata costiera
Nonostante l'area sia già abbondantemente infrastrutturata e insediata, la zona interessata svolge un ruolo importante nel mantenimento della preminenza del tessuto agricolo; costruire darebbe continuità al costruito, compromettendo la percezione della continuità del tessuto agricolo e della morfologia naturale. L'opportunità di ridurre il consumo dei suoli appare del tutto trascurata.

4. La dimensione dell'infrastrutturazione
Intorno alla costruzione principale sono previsti svincoli, accessi, piazzali, parcheggi che coprono una estesa superficie; anche in questo caso nessun ragionamento è stato fatto per limitarne gli effetti negativi.

5. La dimensione dell'opera
L'edificio è sovradimensionato; le stesse funzioni principali potevano essere svolte con una cubatura ed uno spazio asservito molto minore. E' anche questa la figlia del gigantismo, un male contemporaneo che ha colpito molte delle realizzazioni contemporanee (ad vedi la Stazione Tiburtina a Roma che rimane a diversi anni dall'apertura sottoutilizzata).

6. L'estraneità del contesto
L'immagine progettuale non si relaziona ai luoghi, scaturisce dall'idea solipsistica del progettista e può essere localizzata ovunque; proprio per questo una volta costruita ridurrebbe (invece di aumentare) l'identità dei luoghi.

7. La difficoltà gestionale
E' un intervento di grandi dimensioni e complessità che necessita in fase di funzionamento di una gestione onerosa. Oltre a mancare quello studio di fattibilità tecnico-economica da cui dovrebbero discendere ogni progetto, si dubita fortemente, vista l'elevata difficoltà a gestire e fare funzionare l'esistente, che vi sia una reale capacità a fare funzionare continuativamente una tale struttura.

8. L'incongruità della scelta
In un momento di difficoltà economica in cui la popolazione esprime necessità inalienabili sembra molto demagogico orientare i finanziamenti in opere non necessarie né opportune invece che verso servizi indispensabili e a rischio. In questo anche il recupero di edifici abbandonati, la riqualificazione ambientale, la gestione dei servizi culturali già esistenti sembrerebbero una soluzione migliore e molto più civile.

9. L'offesa al progettista
Pensare che il progetto architettonico corrisponda alla definizione di una forma è una limitazione del mestiere dell'architetto. Il percorso progettuale che porta alla definizione di una forma deve trarre spunto dalla conoscenza dei luoghi, dall'accertamento delle necessità delle comunità, dalla partecipazione attiva dei cittadini in un susseguirsi di adattamenti che prendono in considerazione gli aspetti ambientali, energetici, gestionali, tecnologici, sociali al fine di scongiurare le possibili ricadute sulla popolazione e sull'ambiente e incrementarne il benessere.

Una ipotesi semplice
Nella stessa vallata, a poche centinaia di metri dall'area proposta, sull'altra sponda del fiume, giace un capannone dismesso di grandi dimensioni ( circa 70.000 metri cubi) che potrebbe essere riutilizzato.
Le ragioni che ne suggeriscono il riuso: 

⋅ È un edificio esistente non utilizzato
⋅ Vi sono aree limitrofe disponibili e già infrastrutturate
⋅ Il manufatto è collocato al piede del versante (e quindi meno visibile)
⋅ È in sponda destra del fiume (non ha processi erosivi in atto ma di deposito e non ha bisogno di opere idrauliche).

Italia Nostra ritiene che: 

- il progetto Anima non debba essere realizzato perché non rispondente ad una necessità, collocato in un luogo sbagliato, sovradimensionato.

- lo stesso importo potrebbe essere utilizzato per recuperare edifici esistenti, per riqualificare l’ambiente e il paesaggio per offrire servizi ai cittadini

- prima di affrontare trasformazioni del territorio di tale entità è imprescindibile fare partecipare i cittadini alle scelte (non convincerli ma ascoltarli).

A cura di Adriano Paolella collaborazione Vincenzo Corigliano.
Si ringraziano Gaetano Rinaldi , Maria Teresa Granato, Lucio Piunti di Italia Nostra sez. Ascoli Piceno 

26/06/2014





        
  



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