"Giornata nazionale per la promozione della lettura"
San Benedetto del Tronto | "Sforziamoci di individuare le modalità più congeniali per affermare un modello alternativo, rispetto agli stereotipi trionfanti, di arricchimento spirituale e di appagamento intellettuale, che derivano e solamente possono derivare dalla lettura".
di Silvio Venieri
Silvio Venieri
Il 23 maggio si è celebrata, tra l'indifferenza generale, la "Giornata nazionale per la promozione della lettura", istituita dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con l'intento di stimolare enti locali, istituzioni varie, biblioteche, editori e librai a farsi promotori ed organizzatori di iniziative su tutto il territorio nazionale improntate allo spirito dello slogan "Leggere è il cibo della mente. Passaparola".
Nella nostra Nazione i lettori sono solo il 38% sul totale della popolazione di età superiore ai 14 anni, ma solo il 10% si possono definire "abituali", mentre chi legge più di 12 libri all'anno rappresenta solo il 6,9% (dati forniti recentemente dall'Associazione Italiana Editori).
L'Italia, tra i 25 paesi dell'Unione Europea, si collocava nel 2006 al diciannovesimo posto ma, alla luce di questi dati recenti, scivolerebbe addirittura al penultimo posto.
Sforziamoci allora di individuare le modalità più congeniali per affermare un modello alternativo, rispetto agli stereotipi trionfanti, di arricchimento spirituale e di appagamento intellettuale, che derivano e solamente possono derivare dalla lettura.
La famiglia.
Per i pedagoghi della lettura gli adulti sono i soli in grado di trasmettere il sapere e il piacere della lettura ai giovani soprattutto se hanno iniziato a sensibilizzare in tal senso i loro figli nel periodo della loro vita dai 0 ai 3 anni. Siccome leggere è "innaturale", in quanto non siamo geneticamente predisposti in tal senso, è bene ricordare con lo scrittore francese Daniel Pennac che "Il verbo leggere non sopporta l'imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: ...il verbo amare...il verbo sognare" (in "Come un romanzo", Universale Economica Feltrinelli, 2006).
La scuola.
Secondo lo scrittore inglese Aidan Chambers, gli insegnanti dovrebbero trasformare le loro classi in "templi della lettura" ("reading churches"). Le biblioteche dovrebbero essere il cuore pulsante del corpo della scuola che irrora nelle singole classi volumi da leggere secondo le esigenze specifiche.
I docenti vanno formati perché acquisiscano una base di letture adeguate e pervenire ad una specializzazione frequentando corsi peculiari.
La raccomandazione che va rivolta agli insegnanti è quella di liberare il testo dalla "dittatura" del commento che rischia di far perdere di vista l'oggetto commentato.
Lo Stato e gli enti locali.
Non è pensabile conquistare i non lettori se non si affronta il problema della umiliante mancanza di luoghi di lettura in Italia. Abbiamo bisogno di biblioteche che siano ospitali ed accoglienti per i bimbi e le loro madri e per i ragazzi: metà degli oltre 8.000 comuni italiani ne sono privi.
Necessiterebbe programmare un organico investimento sulla cultura, e non solo quella del libro, mentre, in un clima di denigrazione gratuita di tutto quello che è riconducibile all'elaborazione del pensiero e in un'esaltazione euforica della praxis (la retorica del "fare"), assistiamo a ripetuti vigorosi ridimensionamenti delle già scarse risorse pubbliche destinate alla scuola, all'università, alla ricerca, all'arte, allo spettacolo.
Ultimo allarmante episodio di questa lunga teoria il decreto interministeriale del governo centrale che ha abolito le agevolazioni sulle tariffe postali, con un conseguente vertiginoso aumento del costo delle spedizioni delle pubblicazioni che sta strangolando le imprese editoriali in un Paese dove le risorse pubblicitarie vengono quasi completamente assorbite dalla TV e che per lettura è agli ultimi posti in Europa; siamo così tornati al punto di partenza.
Non resta che far eco alle espressioni utilizzate dallo scrittore Antonio Scurati, a proposito del disegno legge di riforma dell'università in discussione al Parlamento, in un suo articolo comparso su "La Stampa" del 22 maggio scorso: "Un Paese (in riferimento all'Italia, ndr) che disprezzi il sapere è un Paese prostrato, inerte, incattivito, un Paese-lucertola, immobile, guardingo, letargico, dominato dalla paura e dal risentimento".
24/05/2010
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Samuela Conti










