Cup e Università. Interviene l'Assessore provinciale Canzian
Ascoli Piceno | La nota inviata fa il punto sulle discussioni che si sono avviate attorno al tema dell'insediamento universitario nel Piceno.
di Redazione
Riceviamo e pubblichiamo la nota dell'Assessore provinciale Antonio Canzian sulle vicende relative al Consorzio Universitario Piceno.
Il dibattito che recentemente si è innescato intorno all'insediamento universitario nella nostra Provincia riguarda essenzialmente due aspetti:
1)il ruolo del CUP, 2)il ruolo dell'Università nel nostro territorio.
L'obiettivo primario del CUP è certamente quello di contribuire al consolidamento di un Polo Universitario nella parte meridionale delle Marche. Il Piceno ha fortemente bisogno e fortemente reclama a tutti i livelli la presenza di un organizzato ed innovativo sistema di alta formazione: nei settori più avanzati del nostro sistema produttivo questa esigenza è avvertita e chiesta con forza.
La presenza di alcuni Comuni e della Provincia come soci del CUP testimonia l'interesse sul tema "Università". Se l'attenzione degli Enti locali è motivata principalmente dalle eventuali ricadute economiche sul contesto territoriale, è però evidente che l'Università, prima ancora che motore dello sviluppo economico, è occasione per promuovere la conoscenza, la cultura, la formazione di poli d'eccellenza: per questa ragione essa non può essere né localizzata in modo casuale, né fondarsi su discipline incoerenti con le esigenze e le risorse territoriali.
L'importanza dei settori agroalimentare e vitivinicolo e la recente istituzione del Parco marino trovano, ad esempio, corrispondenza nei corsi di laurea della Facoltà di Scienze, ma giustificherebbe anche il "ritorno" della Facoltà di Agraria per il quale occorrerebbe impegnarsi con maggior coraggio e convinzione. L'esistenza di un patrimonio storico-architettonico diffuso e di straordinaria bellezza, il grande valore ambientale dei due Parchi dei Sibillini e della Laga, il valore dei nostri centri storici rendono preziosa la presenza della Facoltà di Architettura. In tale contesto, al contrario, non altrettanto coerente è la scelta di insediare il corso di laurea di Scienze politiche o, addirittura, di Giurisprudenza.
Molto più utile, invece, sarebbe impegnarsi per sviluppare nella nostra realtà un insegnamento universitario nell'ambito delle Biotecnologie, settore in grande espansione e che potrebbe rappresentare quel valore aggiunto per un possibile ed originale strumento di sviluppo territoriale. Certamente in questi anni vi è stata una incomprensibile dispersione dell'attività universitaria nel territorio il che contrasta apertamente con l'incapacità dimostrata a stabilizzare le due facoltà esistenti, in particolar modo quella di Architettura che, per vari motivi, ma per chiare responsabilità, dopo dieci anni è ancora in una condizione di precarietà (per risorse e strutture) davvero avvilente.
Se è giusto chiedere alle Università che si impegnino ad investire nel nostro territorio le rilevanti risorse che annualmente vengono messe a disposizione dagli enti locali, è altrettanto necessario ed urgente rivedere la strategia fin qui seguita dal CUP anche alla luce di linee di indirizzo ormai da tutti condivise che portano a non disperdere risorse in masters o corsi di laurea triennali, ma ad investire nell'insediamento di nuove Facoltà e, ovviamente, a sostenere in modo adeguato quelle già presenti. Su questi temi, credo, prioritariamente e alla luce del sole, dovrebbe aprirsi un dibattito serio e responsabile tra tutti gli attori locali interessati. Parlare solo di presidente e di componenti del cda è davvero, come sempre, molto deludente.
05/05/2008
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