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Largo ai giovani

Carassai | Un altro interessante ed imprevisto capitolo si aggiunge alla travagliata storia che da settimane fa parlare animatamente i carassanesi.

di Giancarlo Fabiani

Il Comune ha firmato da tempo un contratto con una compagnia telefonica per permettere a quest’ultima, dietro elargizione di un compenso, l’installazione di una antenna ripetitore in territorio di Carassai. Animate le proteste della comunità, inutile raccolta di firme, apparente indifferenza degli amministratori. Ora in paese circola una lettera indirizzata “Agli abitanti di Carassai” e firmata “I giovani che potrebbero essere i vostri figli”.

Ecco il testo integrale: “Perché viviamo a Carassai? Nessuna scuola superiore, nessuna opportunità di lavoro, pochi servizi a disposizione. Ma Carassai è il nostro paese, qui siamo nati, qui abbiamo i nostri amici. Tutti l'abbiamo sempre considerato un'isola felice, incontaminata, cioè senza fonti di inquinamento.

Ora, l'antenna che sta per essere costruita è una fonte di inquinamento reale, come lo erano i bidoni di deposito di rifiuti tossici dietro al Campetto di Viale Adriatico, tutti hanno visto gli effetti. Quanti si erano preoccupati?

Guardate la chiesa (15 metri): l'antenna è alta 24 metri. Un palazzo di dieci piani.
Quello che bisogna capire è che le onde emesse fanno male, provocano tumori, lo diciamo perché è provato da molti studi, anche se qualcuno preferisce ignorarli per interessi economici. Chi vorrebbe vivere con la testa in un forno a microonde?

Non ci si rende conto di quanto accade, ma poiché si tratta della nostra salute e quella dei nostri futuri figli, è giusto battersi. È corretto poi che sia stato firmato un contratto senza informare alcuno? Solo il danno che ne deriva all’immagine di Carassai è enorme. Ma la salute non ha prezzo. Guardate i vostri figli, che futuro gli preparate? Noi non vogliamo l'antenna. Non possiamo permettere che qualcuno rovini così il nostro patrimonio di benessere. Non abbiamo paura delle minacce, siamo giovani e non abbiamo nulla da perdere se non il nostro futuro.

Ma dov'è Carassai? E' ora di muoverci, la posta in gioco questa volta è alta: LA NOSTRA VITA!”.

12/08/2006





        
  



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