Ricerca contro il cancro
| NAPOLI - Una speranza arriva dal mare
di Stefania Ceteroni
Si chiama decadienale. E la tossina con cui alcune alghe controllano la riproduzione dei loro predatori. Ma la sua azione, rivela una ricerca dellIeos-Cnr, della Stazione A. Dohrn e delluniversità Federico II, potrebbe essere efficace anche per bloccare la proliferazione delle cellule tumorali e per contrastare le malattie neurodegenerative
Le diatomee, alghe unicellulari che popolano i mari, la usano per proteggersi dai copepodi, piccoli crostacei e loro temibili predatori. Ma potrebbe essere destinata a diventare unarma preziosa per luomo per combattere e per svelare i segreti di un nemico molto più grande: il tumore. E il 2-trans 4-trans decadienale, unaldeide che provoca la morte delle cellule proliferanti e non differenziate, come sono appunto quelle tumorali.
Questa tossina, che costituisce un sistema chimico di difesa per le diatomee, ha una particolarità: è efficace solamente nei confronti dei copepodi gravidi, mentre è del tutto innocua contro i gamberetti adulti. Agisce quindi solo in presenza di embrioni, organismi che proliferano rapidamente e che non sono differenziati, proprio come i tessuti cancerosi, anchessi caratterizzati da iperproliferazione e scarsa differenziazione" spiega Luca Colucci DAmato dellIstituto di endocrinologia e oncologia Gaetano Salvatore (Ieos) del Cnr di Napoli, che ha condotto la ricerca, pubblicata sulla rivista Nature, in collaborazione con Antonio Miralto e Adrianna Ianora del Laboratorio di ecofisiologia della Stazione Zoologica A. Dohrn di Napoli, che da anni si dedicano allo studio delle diatomee, organismi alla base della catena alimentare marina e con Giuseppe Terrazzano del dipartimento di Biologia e patologia cellulare e molecolare dellUniversità Federico II.
La possibilità che il decadienale abbia sulle cellule tumorali un effetto simile a quello che ha sugli embrioni dei copepodi è supportata da osservazioni di laboratorio condotte su cellule derivate dal sistema nervoso embrionale del topo; la sperimentazione ha mostrato che laldeide determina apoptosi, ossia morte cellulare, fin quando le cellule sono proliferanti, mentre la sua azione cessa quando si blocca la proliferazione e si induce il differenziamento.
A questo punto - prosegue Colucci DAmato - è importante, da un lato, estendere lanalisi degli effetti di questa tossina su altre linee cellulari di mammiferi per verificarne il comportamento. Dallaltro, studiarne a fondo il meccanismo molecolare di azione; si tratta infatti di una sostanza presente anche nellorganismo umano, nel quale potrebbe essere coinvolta nel processo di degenerazione e di invecchiamento cellulare.
Riuscire a controllarne la stabilità e i livelli e a capirne i meccanismi cellulari e molecolari con cui agisce, potrebbe dunque rivelarsi uno strumento valido anche nel contrastare lo sviluppo di malattie neurodegenerative, quali il Parkinson e lAlzheimer.
27/06/2004
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