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I giovani e il mercato del lavoro

Ascoli Piceno | In provincia di Macerata e Pesaro-Urbino più apertura del mercato ai giovani, ad Ancona ed Ascoli meno giovani occupati ma lavorano più donne.

"I giovani sognano un lavoro che non c'è. Lo sognano perché lo cercano sempre meno e ne hanno una visione distaccata, anche se le aspettative rimangono quelle tradizionali di un lavoro stabile." Anche i giovani marchigiani non fanno molta eccezione a queste contraddizioni di fondo sulla condizione del mercato giovanile del lavoro, che il Censis ha analizzato nel 2002.  Le Marche però costituiscono ancora una realtà positiva rispetto ad altre regioni italiane in termini occupazionali: si attestano infatti, dal 92 al 2002, su livelli ben superiori alla media nazionale. Sono le prime considerazioni dell'indagine "Giovani e mercato del lavoro.

Un approfondimento nella Regione Marche" illustrata da Fatima Farina e Domenico Carbone dell'Università di Urbino,  nel corso del seminario di approfondimento che si è svolto oggi , presso la Sala Verde a Palazzo Leopardi, organizzato dall'assessorato regionale alla Formazione professionale e Lavoro e dall'ARMAL. Il trend positivo delle Marche, comunque, si distribuisce sul territorio in maniera differente.

"E' questa una delle variabili da considerare prioritariamente quando si vuole analizzare tale fenomeno - ha detto l'assessore regionale al Lavoro Ugo Ascoli.  Non si può più parlare di lavoro e di giovani come pianeta indistinto. Ma occorre scomporre il dato valutando in maniera circostanziata, appunto, il territorio, la differenza di genere (tra femminile e maschile) e l'indice di scolarizzazione, se laurea o diplomi. E c'è un altro aspetto da tenere ben presente,  che riguarda l'incontro tra domanda e offerta e per questo gioca un ruolo fondamentale la funzione dei Centri per l'impiego.

Nonostante il netto miglioramento in termini di conoscibilità, il pubblico rispetto al privato -  e penso per esempio alle organizzazioni di lavoro interinale- non è capace di fare marketing. I centri per l'impiego sono purtroppo una realtà ancora troppo sconosciuta. Per questo stiamo studiando interventi  per una diffusa campagna di comunicazione e di localizzazione nei centri urbani che dia una  maggiore visibilità"  Riguardo al territorio, ad esempio, nella nostra regione le province di Pesaro-Urbino e quella di Macerata mostrano una maggiore apertura alle possibilità occupazionali dei giovani con tassi di occupazione più elevati.

La differenza tra queste due province comunque esiste e sta nelle diverse vocazioni produttive. Macerata mostra una maggiore stabilità nell'ultimo decennio. La provincia di Ancona registra maggiori difficoltà di inserimento dei giovani nel mercato  e una accentuata facilità per le età più elevate che ha favorito l'ingresso delle donne nel mercato del lavoro il cui tasso di disoccupazione si è ridotto ad un terzo di quello dei primi anni Novanta. Per Ascoli Piceno la situazione è simile , dove i maggiori tassi di disoccupazione riguardano una fascia di età superiore ai 25 anni. Nonostante la positività del mercato del lavoro regionale riguardo al mondo giovanile e rispetto alle altre regioni, esiste una maggiore instabilità della forza lavoro femminile e in particolare della difficoltà di ingresso delle donne più istruite. La riflessione sulla differenza di genere diventa , dunque, ancora oggi determinante per ricercare soluzioni valide nel piano delle politiche attive del lavoro.

Una consapevolezza che sta alla base delle linee strategiche del Piano per le Politiche attive, tanto che il prossimo seminario del 5 dicembre sarà  dedicato al tema  specifico delle donne nel mercato del lavoro. Secondo le valutazioni dal punto di vista più sociologico dell'indagine presentata,  cambia il significato del lavoro. I giovani hanno un atteggiamento più laico che nel passato perché gli riconoscono un' importanza sia strumentale che espressiva, sono attenti alla qualità del lavoro, lo considerano un ambito dove fare esperienze significative, ma non è il centro della loro vita. La maggiore distanza dei giovani dal mondo del lavoro è favorita anche dal prolungamento degli studi e del percorso formativo e ciò favorisce anche disuguaglianze. Cambiano gli approcci al mondo del lavoro, ma l'aspettativa di un posto fisso rimane una caratteristica tradizionale anche nei giovani del terzo millennio. Nell'Italia centrale, il 60% dei  giovani tra i 18 e i 30 anni  cerca un lavoro a tempo indeterminato, il 95% un lavoro dipendente, il 26,3% a tempo pieno e il 41 ,6% è disponibile ad accettare un lavoro in un altro comune diverso da quello di residenza ma raggiungibile giornalmente. Solo il 20% è disponibile ad accettare il lavoro ovunque.

21/11/2003





        
  



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