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Breve riflessione sulla coerenza

| La menzogna unita alla viltà sono ormai caratteristiche necessarie che alcuni politichetti, ritenuti non si sa perché e da cosa "emergenti", devono avere per raggiungere a tutti i costi dei propri fini peregrini.

di Alberto Premici

La menzogna unita alla viltà sono ormai caratteristiche necessarie che alcuni politichetti, ritenuti non si sa perché e da cosa "emergenti", devono avere per raggiungere a tutti i costi dei propri fini peregrini; costoro, pochi invero, non disdegnano provocare dissidi e dispensare falsità, prostituendosi senza pudori morali ad una diffamazione raffinata.

A tale comportamento va aggiunta l'assoluta mancanza di competenza specifica che i novelli  fariséi dovrebbero avere su ciò di cui parlano.

Queste tecniche subdole sono ricorrenti e forse studiate nel dettaglio durante l'apprendistato al quale segue in genere una misera carriera politico-partitica con un occhio alle sorti dell'angelo custode di turno ed un altro già alla pensione.

Provare sulla propria pelle gli effetti nefasti di un così inutile e sciocco comportamento, può infastidire, soprattutto chi ha vissuto tutta la propria esistenza tra lavoro, coerenza, onestà e voglia di fare.

La pochezza ed inutilità di tali attacchi però trasforma il fastidio in commiserazione, pensando ad un detrattore che si arrabatta solo per compiacere chi dovrebbe garantirgli un futuro con poco lavoro e tanto guadagno, a spese del contribuente.

Di loro ormai la nuova società non sente alcun bisogno, figuriamoci delle loro ambizioni.

La consapevolezza è cresciuta di pari passo al livello culturale dell'elettore medio che, a differenza di qualche anno fa, ora ascolta, valuta e critica il proprio politico, soprattutto in piccole comunità, decretandone il successo o la manifesta incapacità nel segreto delle urne.

L'operato e la coerenza personale sono sotto un continuo monitoraggio che non da scampo alcuno a chi tenta inganni, seppur studiati nel dettaglio preventivamente, nella convinzione che possano sortire effetti sperati sui malcapitati di turno.

L'uomo qualunque vuole toccare con mano i benefici di una sana amministrazione, qualsiasi colorazione abbia, e non farsi infinocchiare da inconcludenti discorsi di fine mandato, dove sembra si sia fatto tutto, subito, bene e nel rispetto del "programma".

Ma poi quanti di noi conoscono veramente il contenuto di questo misterioso documento che cambia pelle ad ogni errore o rimpasto politico? Quanti ne possono verificare la completa attuazione? ..e poi: quanti dubitano che esista davvero o lo si riscriva durante il mandato? Tanti, ne sono certo.

Quanto sarebbe bello se la politica prendesse solo a prestito il meglio della società, su base meritocratica, per poi restituire il tutto al proprio ruolo una volta terminato il mandato! ...e quanto sarebbe giusto! Cincinnato docet.

Ancora invece dobbiamo sorbirci il politico professionista che talvolta si occupa di agricoltura per poi passare ai servizi sociali o all'edilizia e via dicendo. Una sorta di Treccani e Gazzetta Ufficiale itinerante insomma.

Con quale serenità può lavorare chi ha come solo scopo l'essere rieletto? E tutto ciò quanti compromessi comporta? Quante volte dovrà rinnegare l'ideale per il quale da ragazzo ha magari lottato, anche con rabbia?

Qualcuno sorriderà davanti alla parola "ideale", praticamente sconosciuta ai personaggi di cui tratto; lo stesso destino che è toccato a "coerenza" le cui tracce si perdono nella notte dei tempi per poi riapparire nei discorsi dell'ultima ora o nei ridicoli appelli agli elettori.

Queste sviolinate televisive o piazzarole sono l'ultimo atto di quella che il tempo, noto per la sua galanteria, sta trasformando in una vera e propria farsa per chi ascolta ed in tragedia per chi recita. Oppure il contrario?

18/06/2003





        
  



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