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La bontà per procura

| Tante raccolte fondi, molte non regolamentate. Fra le tante manca una ricerca approfondita per l'Epatite C.

di emme

Dalla cassetta della posta occhieggiano miserevoli pubblicazioni con negretti piangenti, bambini agonizzanti, che li sanno operare, chissà perché, solo in America e, a rinverdire il mito del Buon Selvaggio, schiere di piccoli indios amazzonici, gioiosi intorno a missionari barbuti,  intenti ad esaltare l'Aloe Vera, panacea di tutti i mali.. Lettere dal tono vagamente iettatorio, chiedono, anzi ingiungono, versamenti di danaro per " la ricerca" di cure per malattie incurabili (sottinteso: può capitare anche a te…). Una curiosità: alcune malattie, gravissime, incurabilissime, mortali, diffusissime, che uccidono più del cancro (Epatite C, cirrosi epatica etc.), non se le fila nessuno. Che ci sia lo zampino di vinattieri e produttori di superalcolici?…

E avete mai sentito di una raccolta di fondi per la ricerca su cause e rimedi degli incidenti stradali, sulla eziopatologia degli inquinanti da traffico, su allergie e tumori da coloranti, conservanti, pesticidi, o sull'incidenza della produzione di armi leggere e mine antiuomo nelle guerre endemiche del continente africano?- "Bravo lui!" - Sibila un occasionale Lettore – " Se non le fabbrichiamo noi, poi chi la fa la campagna di raccolta di fondi per la bonifica dei terreni minati? " :

 In casa, squilla il telefono e voci di gentili signorine senza volto, offrono stampe od altri gadget ( il nostro indirizzo, recapito telefonico ed altre notizie, chi glie li ha dati? ): " Le spediamo gratis, per carità! – Vogliamo solo intervistarla! – Vuol rispondere al nostro questionario?…" – " Si, volentieri, ma è l'ora di pranzo…" – " Signore, non cerchi scuse! Io sto lavorando, sa? Se non contatto 50 persone per stasera, mi licenziano…". Se uno abbocca, va a finire che si trova moralmente impegnato a versare piccole o grosse somme di danaro per una " ricerca" su cause e terapia dei duroni.

Andiamo a prendere una boccata d'aria. Ma in piazza ci sono giovanotti che ci chiedono di "firmare contro l'AIDS" (sic! E chi mai è a favore della moderna peste?), rituale che si conclude con la richiesta di un contributo. La storia della firma serve solo a "bloccare" il futuro donatore. Più in là, un gazebo, eretto a baluardo del soccorso ai negretti del Bourkina-Faso (e dove starà mai questo sventurato Paese ?), distribuisce (offerta libera, ma non inferiore a dieci Euro), vasetti con piantina di prezzemolo: la lente d'ingrandimento per controllare che proprio di prezzemolo si tratti, quella no, è a carico del donatore. E allora, prendiamo la macchina e via dalla città. Ma ad ogni semaforo, zingarelle con bambino in braccio e cartello esplicativo, sono pronte a tendere la mano. Se ripassiamo il giorno dopo, la zingarella è cambiata, ma il bambino è sempre lo stesso…

Troveremo un luogo solitario dove riposare nell'attesa di indossare l'abitino da quattro milioni di vecchie lire, firmatissimo, nostra personale elargizione allo stilista favorito, per partecipare al galà di beneficenza (100 Euro per la cena in piedi) della famosa associazione benefica? Alla cena, (fotografi e cronisti, ingresso gratuito) troveremo il Tizio che sta organizzando una raccolta di fondi sull'epilessia e che fa vedere una costosissima brossura. In copertina c'è lo sponsor, che è Napoleone a cavallo e che dice. "Io ero epilettico e guardate che carriera ho fatto!"  Naturalmente il Piccolo Caporale non soffrì mai di epilessia, ma chi se ne importa?  Tanto chi volete che vada a controllare? Nemmeno gli Uffici di quelle ' Alte Cariche' che concessero il patrocinio a questa singolare iniziativa. 

Quanto costa essere buoni, sgravarsi la coscienza e metterla tranquilla, sacrificando, con un sospiro, buona parte della 13°! . E quanta fatica e quanto tempo perso a compilare bollettini postali! Uno crede, dopo di ciò, di essere a posto.  Invece può incontrare, come è capitato a me, un anziano, stimatissimo Primario ospedaliero che, anziché compilare i bollettini postali, ogni anno va a passare le ferie in una desolata landa africana per distribuire personalmente le medicine che riesce a racimolare in Italia. " Deve essere uno che non si fida delle associazioni benefiche", direte voi, con un vago accento di deplorazione. Già. Ma provateci voi a sfidare malaria, ameba ed altre malattie tropicali, per andare a vaccinare bambini negri! -  " Si possono correre gli stessi rischi, ma in un ben attrezzato villaggio turistico" dicono gli esperti in voli charter e last minute, sbuffando con sufficienza. Dimenticavo: quel medico, anzi professore, mi ha confidato che, se non li porta lui, i medicinali non arrivano; se arrivano sono scaduti; se non sono scaduti se li vendono le Autorità del posto. Ergo, avanti, su e giù per la savana a far ingoiare antibiotici e praticare iniezioni, tocca a lui. Qui il sillogismo mi sembra un po' debole, ma quel medico mi ha fatto sentire un verme e non ho avuto l'animo di obbiettare.

Restiamo nelle nostre civilissime città, che è meglio. In questi giorni chi è buono, può regalare cinque Euro alla Associazione dei Comuni che vuole aiutare i bambini iracheni (gli afgani, i pakistani, i ceceni non li aiuta nessuno. Forse sono antipatici, oppure non fanno più notizia). Ma a sentir parlare di Enti pubblici che fanno la raccolta benefica, qualcuno torce il naso. Quando ci fu il terremoto nel Molise, sorsero dal nulla 102 ( centodue, dico !) organizzazioni di raccolta di fondi  per aiutare i terremotati. Affluirono, generosamente, tanti soldi  quanti ne bastavano per dare 60 milioni di lire ad ogni abitante.  Troppo semplice. I fondi raccolti sono stati versati allo Stato perché provvedesse. Ma lo Stato, per legge, non può dar via i soldi brevi manu e così i terremotati non hanno ancora visto una lira e quei soldi giacciono in non so quale voce o capitolo di bilancio statale. Ma c'è di peggio: le guerre in Kossòvo  e in Afgnanistan diedero vita, più della pioggia che fa crescere i funghi in una notte, a mille ( dico mille!) organizzazioni " benefiche", nell'uno e nell'altro caso. Mezzo secolo fa ci fu un incubo, chiamato " Addizionale pro Calabria", che gravava su ogni spesa. Doveva essere temporaneo e invece diventò un normale tributo: se poi i calabresi ne abbiano beneficiato, non so. Chissà perché mi viene  in mente quella tassa per un Ente ( inutile) di bonifica che basta appena a pagare stipendi, gettoni , sedi e telefoni dell'Ente..

Le zingarelle dei semafori et similia, spesso sono in trasferta dalla Romania od altro paese balcanico: costo pagato all'organizzatore del viaggio, circa Euro 75; profitto di un'ora di lavoro ad un semaforo di Roma, circa duecento Euro. Invano autorevoli prelati spiegano che queste forme di carità sono nocive. Domanda sciocca:  è meglio regalare qualche monetina o portarsi a cena a casa un barbone raccolto sotto un ponte?

Siamo pronti, adesso, a fare un congruo versamento per il "bambino-che-deve-essere-operato-in-America" e versare qualche spicciolo nel misterioso barattolo che campeggia su ogni bancone dei nostri caffè.  Storie strappalacrime, fotografie che più strazianti non si può. Poi il solito rompiscatole telefona ai chirurghi che dovrebbero operare quel bimbo e quelli non ne sanno niente. Può anche capitare (è capitato negli USA) che la fotografia del bambino sia stata costruita al computer e che quel bambino, del quale hanno parlato tutti i media, non esista.

Riposiamoci e facciamoci una risata (anche se fuori posto) sulla vicenda, degna di Kafka, dei barattoloni nei quali, su richiesta di Sofia Loren, abbiamo versato gli spiccioli avanzati al cambio della lira in Euro: erano pieni di soldi e nessuno li ritirava. Poi sembra che sia intervenuta una associazione benefica di altro tipo e se li è presi. Chissà che fine hanno fatto.

Un quadro esauriente, ricco di storie esemplari, per lo più ricercate e raccolte da fonti giornalistiche italiane ed estere, ma tutte ben documentate, offre Mario Giordano, Direttore del telegiornale di  Italia Uno, in un nuovo libretto dal titolo "Attenti ai Buoni" - "Truffe e bugie nascoste dietro la solidarietà" - Milano, Apr.2003, pgg.222, Euro 16,80. Ed ecco alcuni titoli di paragrafi particolarmente stimolanti: "Per favore, non fate l'elemosina" – "…evviva! Sono arrivati i wurstel (rancidi) " – " Pavarotti non la canta giusta" - "L'ottava economia"- "Che affare le adozioni: 100 miliardi l'anno"- Tutti al meeting, nella suite reale" – Assolutamente da non perdere il capitolo sulla FAO: gli italiani avranno pure la fama di avidi imbroglioni, ma questi stranieri, quando si impegnano, non scherzano davvero!

Nonostante il tono volutamente satirico, che muove il riso, ma lascia con l'amaro in bocca, il quadro generale che ne risulta (non insospettato, per la verità), è desolante. L'Indignazione, madre della satira, fa aggio sullo stile accattivante e si traduce in una vena di disperazione: così va il mondo e non c'è niente da fare. Ma non facciamo finta di non sapere e di non capire, anche se si ha l'impressione che questo libretto sia volutamente condannato alla semiclandestinità…

Un piccolo tarlo ci rode dentro e sussurra che, vittime di un sistema di frodi, siamo anche complici perché accettiamo di delegare quel che dovrebbe essere personalissimo affare e siamo distratti, superficiali, miopi, disimpegnati, incapaci di far valere il nostro diritto al controllo di certe operazioni che ci tolgono il fastidio di toccare i miseri con le nostre mani e soffrire con loro.

. Bisogna aggiungere che il settore "beneficenza" (si fa per dire) detto, anche, " no profit", muove e fa realizzare profitti enormi ( 70.000 miliardi di vecchie lire ), ma l'inquinamento di cui soffre a cagione delle frodi e anche dell'incapacità di gestire le somme raccolte . E' privo di senso, per esempio, promuovere una campagna di raccolta il cui ricavato è completamente assorbito dalle spese e dall'organizzazione. Nei casi migliori la spesa non vale comunque l'impresa: la prestigiosa UNICEF consuma  per  automantenersi il 75% della raccolta di danaro; la media del danaro che finisce effettivamente ai benficandi è del 20% della raccolta. Situazione che danneggia le attività di soccorso utili e genuine, che pure ci sono, e disgusta i donatori. Non danneggia, al contrario, la nuova classe emergente dei manager del no profit e degli Esperti, capaci di coniugare il marketing con le campagne di beneficenza.

Non sarebbe fuor di luogo un quadro legislativo che regolamentasse la promozione di raccolte di fondi, la trasparenza e pubblicità dei bilanci, la presenza di un garante in ogni raccolta od associazione benefica. La condizione di  una verifica non formale, da parte degli Enti Pubblici, prima di far piovere soldi su associazioni  " culturali" che si dichiarano no profit, ONLUS e quel che volete voi. In fondo, basterebbe mandare qualcuno a controllare le pezze d'appoggio delle voci, spesso fantasiose, dei bilanci  presentati per batter cassa…

Ma, in un  mondo popolato di ciarlatani, venditori di numeri al lotto, lettori di carte, guaritori etc., predisporre  i mezzi perché qualcuno controlli chi campa e si arricchisce sul ricorso alla nostra buona fede ( o dabbenaggine), sfruttando immagini e situazioni pietose, è, probabilmente, un chiedere troppo, un voler sovvertire il ' sistema'. E, allora, teniamoci i truffatori, gli sprechi e l'industria del no profit. In fondo, non c'è nulla di nuovo sotto il sole: nel M.E. i pellegrini portavano un cartello, certificato dal vescovo, con le colpe che andavano ad espiare e la gente li  ospitava volentieri per sentirne i truci ed edificanti  racconti di delitti e pentimenti. Ma  molti erano truffatori e portavano cartelli con fantasiose descrizioni di indicibili delitti che facevano di loro gli ospiti più ambiti. I buoni villici, dopo aver ascoltato a bocca aperta, davanti al camino,  le mirabolanti storie, la mattina avevano qualche sospetto, trovando la casa svuotata di tutto, ma, alla fine, avranno detto, a consolazione,: " meglio un truffatore che un coquillard!", e via, come sempre, nei campi a sarchiare.

,. Quanti a noi, persone generose, anzi generosissime, consoliamoci ricordando che san Martino a cavallo aveva un mantello solo (si suppone) e lo divise con un poveraccio ( chissà chi era!…) che andava a piedi ed era zuppo di pioggia e, se siete laici come me, ricordatevi che il santo vescovo di Arras si privò dei suoi candelieri d'argento a favore di un furfante che, però, aveva tenuto a cena ed acutamente studiato e valutato. Il primo, con mezzo mantello, si mise l'anima in pace; il secondo fece una scommessa e la vinse.                                                         

08/06/2003





        
  



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