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Grande fratello, piccola tv.

| A scuola "il Grande Fratello" è ormai una materia in più sulla quale parlare. Molti bambini e ragazzi scimmiottano i protagonisti. Il grande fratello diverrà grande nonno ed andrà in pensione.

di Alberto Premici

Faccio seguito a quanto scritto da Antonella Roncarolo nel suo ultimo editoriale che condivido in pieno. Il suo lecito risentimento verso una tv avvilente è anche quello della maggioranza, ne sono certo.
Si attribuiscono interessanti risvolti sociologici a trasmissioni come "il Grande Fratello"; il buon Costanzo, sempre corrucciato per dare un tono serio ai suoi strapagati salotti, ne approfitta come un avvoltoio e ci bombarda nel dopo serata con le inutili interviste ai protagonisti "della casa", con il supporto di psicologi, scrittori, opinionisti dell'ultim'ora e presenze di dubbio gusto.

Alcuni giornali dedicano da mesi all'evento copertine ed articoli su come e dove vivono i protagonisti; internet fa altrettanto.
Provo rabbia e paura.
Rabbia perché ricordo una tv seria e colta, almeno in alcune trasmissioni; paura per i condizionamenti che queste sciocchezze in diretta possono creare nei bambini.

A scuola "il Grande Fratello" è ormai una materia in più sulla quale parlare, così come delle diverse fiction che riempiono le prime serate; su quest'ultime stendo un velo pietoso per qualità e soggetto che offrono. Molti bambini e ragazzi scimmiottano i protagonisti, descrivendone anche momenti intimi. Niente di più diseducativo.

Ciò che i grandi palinsesti offrono, nessuno escluso, è solo la pietosa rappresentazione di una società falsa, improbabile, lontana. Scopo unico: audience e tornaconto in pubblicità. Aldo Grasso dice "è nata la tv del riscatto" ?
Se è bastata una ragazza comune, un po' rozzetta, con una storia difficile alle spalle per "riscattarla", siamo proprio alla frutta. Se ne conoscono talmente tante da garantire un futuro di impresari televisivi a molti di noi.

Scherzi a parte, smettiamola con questa ridicola farsa in cui tv pubbliche e private sono di fatto trasformate in agenzie matrimoniali, occhi indiscreti di vite private, trova amici, cerca parenti lontani, tribunali civili e tribunali sportivi, carabinieri e medici a iosa, vetrine per aspiranti damigelle mute, real tv cruente ed altre banalità. E quasi sempre tutto condito da pianto o rapida commozione dei presenti tra una pubblicità e l'altra, con i volti dei conduttori preoccupati per contratto di questo o quel caso. E più sono credibili e più cresce il compenso.

Insomma basta! Non vogliamo questa tv soprattutto perché forviante per i più piccoli; la realtà delle cose viene violentemente distorta da programmi e  pubblicità ingannevole; a noi poi il duro compito di spiegare ai nostri figli che è solo finzione, che la vita poi ha altri risvolti, altre realtà, che la tv non è verità e vita.
E quello che più mi preoccupa è che l'utente, pur pagano canone o altro, non può modificare questo stato di cose. Le tv si giustificano sulla base di sondaggi la cui veridicità è impossibile da provare.
Sì, lo ripeto: la maggioranza di noi è stufa e, quando può, usa un'arma temutissima, piena di tasti.
Con il telecomando ancora possiamo scegliere qualcosa di più intelligente o interessante aspettando che le cose cambino.

"Il tempo è galantuomo, solo se andasse un pò più in fretta, sarebbe meglio per tutti", ha detto recentemente Andreotti.
Niente di più vero in certi casi.
Tranquillizzati Antonella: 50 milioni di italiani durante quelle serate hanno fatto l'amore o letto un buon libro. Gli altri dieci erano costretti a vedere tali sciocchezze dai propri figli.

Quest'ultimi cresceranno, faranno l'amore e leggeranno libri.

Il grande fratello diverrà grande nonno ed andrà in pensione.


 

12/05/2003





        
  



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