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Zanardi, un gran premio alla sua vita

| Non credo che possa esistere vittoria più importante di quella raggiunta da Alessandro, sfidando il destino che aveva condannato il suo futuro. Una grande lezione di vita

di Alberto Premici

Alessandro Zanardi, un pilota, grande in formula Indy, un pò meno in formula uno per vicende alterne e non certo per mancanza di qualità. Le conseguenze di un incidente terribile in gara a 320 km orari ha costretto i medici ad amputagli entrambe le gambe. Fine della carriera ed inizio del calvario tra interventi, protesi, incubi, ricordi, angosce, paura del futuro.

Per molti sarebbe stato l'inizio del declino esistenziale, delle speranze, degli stimoli, insomma la fine, soprattutto per uomini unici come i piloti che vivono sfidando lo spazio ed il tempo.
No, per lui non è stato così. Ho seguito ogni sua intervista, ogni notizia, i suoi progetti, i suoi traguardi, l'affetto che lo ha circondato e poi l'ultima sua apparizione.

Non era da una corsia di una clinica specializzata, ma all'interno di una monoposto con la quale ha voluto percorrere quei 13 giri che mancavano per concludere quella sua ultima maledetta corsa.
Lo ha fatto tra l'altro con una media oraria superiore ai 300 km orari. Sarebbe arrivato quinto o sesto, non ricordo. Sceso dall'abitacolo ha guardato con i suoi occhi profondi e lucidi l'immenso pubblico che lo incitava per poi abbandonare per sempre i circuiti.
Lui ce l'ha fatta ed ha vinto un destino crudele con una battaglia incredibilmente dura ma vincente. Ha dimostrato certamente che traguardi ritenuti impossibili possono essere raggiunti con la forza della volontà.

Ho provato per lui un'incontenibile ammirazione e specchiandomi nella sua vicenda mi perdo pensando a come avrei reagito trovandomi al suo posto. Si d'accordo è un uomo di successo, pieno di risorse economiche, di conoscenze, ma credo che ciò non basti. Occorre qualcos'altro, di molto più importante; una forza interiore che vince tutto, soprattutto lo sconforto. Quando la vita ci costringe bruscamente a ritrovare giocoforza noi stessi, spesso non si è pronti e si spera negli altri, nella fortuna o nelle casualità; ma la speranza è illusione se non teniamo allenata la forza di reagire, cosa che Alessandro evidentemente ha da vendere.   
Il suo caso forse è stato sottovalutato dai media, impegnati sui campioni vincenti del momento che magari un giorno osannano e poi processano per un successo mancato. Non credo che possa esistere vittoria più importante di quella raggiunta da Alessandro, sfidando il destino che aveva condannato il suo futuro. Una grande lezione di vita.
La speranza è un sogno fatto da svegli. (Aristotele) 

18/05/2003





        
  



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