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“L’Arminuta” di Donatella Di Pietrantonio presentato l’8 agosto a San Benedetto del Tronto

San Benedetto del Tronto | In piazza Sacconi a San Benedetto del Tronto, è stato presentato “L’Arminuta”, libro della scrittrice abruzzese Donatella di Pietrantonio, finalista del premio Campiello 2017. Oltre 230 le presenze dell'attento pubblico.

di Elvira Apone

Di Pietrantonio

Martedì 8 agosto, in piazza Sacconi a San Benedetto del Tronto, nell’ambito della rassegna letteraria “Incontri con l’autore” organizzata dalla libreria Bibliofila con l’associazione culturale “I luoghi della scrittura” e in collaborazione con il Circolo Nautico e il Comune di San Benedetto del Tronto, è stato presentato L’Arminuta”, l’ultimo libro della scrittrice abruzzese Donatella di Pietrantonio, finalista del premio Campiello 2017.

Ha dialogato con l’ospite il vicepresidente di “ I luoghi della scrittura” Filippo Massacci, appassionato lettore e uomo di cultura, che ha condotto il pubblico con garbo, grazia e acume tra le pieghe di un libro emozionante e struggente che, come lui stesso ha spiegato, tocca le corde più profonde del cuore senza però scadere nel pietismo e nella commiserazione, senza calcare la mano della ridondanza e dell’esagerazione, ma riuscendo a mantenere il giusto equilibrio e a conservare uno sguardo obiettivo ma, al tempo stesso, partecipe delle cose.

Un libro, dunque, che affronta tanti temi, primo fra tutti quello dell’abbandono, anzi, del riabbandono, come succede alla protagonista, “l’arminuta”, cioè la ritornata, affidata a una coppia di parenti più abbienti, ma poi restituita alla famiglia di origine, che vive, invece, in condizioni di povertà. E legata all’abbandono c’è la tematica dell’identità, dell’appartenenza, proprio perché “l’arminuta”, all’improvviso, non sa più chi è veramente, si ritrova sospesa tra due mondi opposti senza, in realtà, far parte di nessuno dei due: due madri, due padri, due famiglie, due realtà profondamente diverse e inconciliabili, due poli opposti che non si toccano.

E sullo sfondo l’Italia paesana degli anni settanta, un’Italia di braccianti e di operai, un’Italia in crescita eppure ancora arretrata, in cui molte famiglie, proprio come quella naturale dell’”arminuta”, fanno fatica a vivere, pur conservando la propria dignità di esseri umani. Un disagio interiore, quindi, quello che si trova a vivere la protagonista, una sofferenza frutto di una profonda lacerazione che, tuttavia, riesce a contrastare con la propria forza d’animo, con quella capacità di piegarsi e di adattarsi alle circostanze e agli eventi, con quella resilienza, come ha sottolineato l’autrice, che la contraddistingue, nonostante la sua giovane età. E poi ci sono le relazioni che la ragazza instaura con gli altri membri della famiglia naturale che, nel corso della vicenda, mutano, maturano, proprio come cambiano ed evolvono i personaggi stessi e, in particolare, il rapporto speciale che la giovane protagonista crea con Adriana, la sorella ritrovata, che diventerà per lei un punto fermo e irrinunciabile.

Ma questo, come ha affermato la scrittrice, è anche un romanzo sulla relazione tra madre e figlia, sulla maternità inadeguata, su un ruolo, quello di madre, che spesso viene disatteso, sull’improvvisa e inaspettata apparizione di una madre che l’ha generata, ma che in realtà non la conosce, e l’assenza altrettanto inattesa e ingiustificata di un’altra madre che, invece, l’ha amata e cresciuta fino a quel momento. Un romanzo sapiente e incisivo, che, grazie a una narrazione schietta e spontanea, che non indulge su se stessa, ma che dipinge personaggi e situazioni con profondità e delicatezza, riesce a regalare emozioni forti e intense. Una storia potente e sincera in cui luci e ombre, dolore e gioia, onestà e menzogna si mescolano e si fondono in un realismo che sa di vita vera e vissuta, in cui ciascuno di noi può ritrovare una parte di sé.

Una serata scivolata via in fretta quella passata in compagnia di Donatella Di Pietrantonio, una serata in cui un po’ tutti sono stati protagonisti: l’autrice, con quel suo modo così coinvolgente, pulito e pacato di raccontare il romanzo, Filippo Massacci, che è riuscito, come sempre, a trovare nel libro la verità e a testimoniarla con la voce di chi, questa verità, sa riconoscerla e farla propria; il pubblico, numeroso e partecipe, che con le sue continue domande ha contribuito a rendere l’incontro interessante e denso di contenuti, e persino la torre dell’orologio che, ogni quarto d’ora, con i suoi rintocchi, ricordava a tutti che, nonostante il tempo scorra, inesorabile e senza posa, le emozioni, invece, quelle restano e, talvolta, può bastare soltanto un libro a regalarcele.

09/08/2017





        
  



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un momento della presentazione del libro "L'arminuta"

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