La cultura: un possibile futuro per San Benedetto del Tronto e il suo territorio
San Benedetto del Tronto | "Guardare necessariamente oltre i confini cittadini e operare avendo come referenti finali delle proprie azioni politiche amministrative non il mercato ma le comunità locali".
di Margherita Sorge
Margherita Sorge
Lo dicono tutti: per superare la crisi, in una società fortemente interconnessa, oramai priva di confini, "globalizzata" come si dice, è necessario reinventare nuovi modelli economici, puntare alla creatività e all'innovazione. Ma creatività, innovazione, informazione sono conseguenze, non presupposti del possibile cambiamento: alla base c'è la conoscenza.
Non è un'invenzione dei nostri giorni, basta ricordare che Napoleone, nella costituzione del suo impero, ritenne necessario istituire per legge la scuola pubblica superiore, legge non solo non abrogata nella Restaurazione ma anzi esportata nel mondo. Dunque sono secoli che l'istruzione e la cultura sono ritenute, in fasi cruciali della storia, strumenti indispensabili allo sviluppo di nuove società che intendono puntare ad economie fondate sulla conoscenza.
E allora chiedo: se queste sono le leve su cui agire in questo obbligato cambiamento della società postindustriale, come declinare questa strategia a livello locale? Come può San Benedetto del Tronto avere un ruolo in questo processo? A mio giudizio, una risposta credibile deve essere imperniata su due elementi: guardare necessariamente oltre i confini cittadini e operare avendo come referenti finali delle proprie azioni politiche amministrative non il mercato ma le comunità locali.
In altre parole, un territorio che vuole crescere, che vuole far crescere la propria comunità ha bisogno di impostare politiche culturali in un'ottica comprensoriale, nell'ormai indispensabile logica di rete, sapendo però che non basta "possedere" beni culturali, ma bisogna "farli vivere".
Come ci ricorda il prof. Gino Troli in questi giorni, la cultura siamo noi, non è un lusso da potersi permettere nei momenti di opulenza. Se l'Italia riesce ancora a rappresentare qualcosa nell'immaginario collettivo mondiale è per ciò che ha prodotto con continuità nei secoli: la cultura, intesa non solo come patrimonio fisico, ma come capitale di conoscenze, di identità locali, di ciò che profondamente costituisce il valore della nostra produzione.
Va superato quindi il malinteso che ha portato in questi anni a pensare al patrimonio culturale come "giacimento" e all'idea che già il possesso fosse ricchezza. La cultura bisogna viverla, produrla, rinnovarla per evitare che gli italiani diventino custodi sorridenti di un paese cristallizzato e dagli alti costi di manutenzione.
Come amministratore, è stato continuo e tenace il mio impegno di questi anni per vedere nella città di San Benedetto, dopo oltre 30 anni, un luogo di riconoscimento della civiltà marinara delle Marche, non solo uno spazio fisico ma soprattutto uno spazio di documentazione e tutela attiva del patrimonio immateriale, che molto ha significato nell'identità della nostra costa. Il Polo museale del Mare, la Biblioteca, l'Archivio storico, la piccola Pinacoteca del mare, il Teatro Concordia in rete con altre realtà territoriali costituiscono la necessaria infrastruttura culturale fisica sulla quale forse ancora troppo poco si è investito.
L'impresa - cultura produce beni intangibili, il cui valore non può essere quantificato con risultati a breve termine negli usuali parametri numerici. E' un'impresa articolata in mille ramificazioni (editoria, musica, spettacolo, design, grafica, audio video, cinema, gestione del patrimonio, mercato dell'arte), ha riflessi importantissimi nella gastronomia, nel turismo. L'azione politica di chi amministra il territorio localmente è chiamata oggi ad assumersi la responsabilità di sostenere questo settore, nonostante le scelte miopi e sciagurate che si stanno attuando a livello nazionale.
*Assessore alla Cultura e all'Istruzione del Comune di San Benedetto del Tronto.27/08/2010
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