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CIIP:"Legambiente smentisca i dati sulle perdite del nostro acquedotto"

Ascoli Piceno | "Basta con studi improvvisati e superficiali"

Siamo purtroppo abituati ad argomentazioni approssimative ed equivoche sul tema acqua: ma quanto pubblicato negli ultimi giorni sulla presunta perdita dell’acquedotto del 61% non è tollerabile, tanto più se la notizia viene divulgata da organizzazioni che si pregiano di costruire una coscienza civile sui temi ambientali, come Legambiente che ha il dovere di non diffondere allarmismi ma di approfondire con rigorosità scientifica le problematiche che intende trattare.

Prima di tutto mettiamo in chiaro ed inequivocabilmente che l’acquedotto gestito dalla CIIP spa, che serve tutta la provincia di Ascoli Piceno e gran parte di quella di Fermo, ha una perdita fisica del 23% (dato pubblicato da sempre sul sito web dell’Azienda), calcolata secondo quanto prescritto dal Decreto del Ministro dei Lavori Pubblici n. 99 del 8 Gennaio 1997 e come risulta dalla dichiarazione che ogni anno i Gestori del Servizio Idrico Integrato devono inviare al Ministero dei Lavori Pubblici - Osservatorio dei Servizi Idrici (cfr Circolare del Ministero del Lavori Pubblici n. 105/UPP del 24 Febbraio 1998) e all’Autorità di Ambito, cui compete il controllo sull’operato del Gestore dell’Ambito stesso.

Come si vede, la legislazione italiana ha già individuato, per il settore delle acque, una serie di autorevoli Enti ai quali ha delegato l’onere di verifica e divulgazione di dati e, con essi, anche la tutela di una risorsa che tutti rispettano, ma ancor più coloro che la trattano e gestiscono da decenni per il bene della comunità; in parole povere noi della CIIP spa, orgogliosamente fieri del nostro operato, che con risorse economiche necessariamente limitate otteniamo risultati decisamente buoni in confronto con il panorama nazionale, (per la sola perdita fisica, il valore medio nazionale si attesta al 40%) come indagini serie ed effettuate con competenza in materia dimostrano da anni.

Allora come si spiega lo studio di Legambiente riportato in questi giorni sulla stampa locale e nazionale. La risposta è semplice e purtroppo sempre la stessa in questi casi: l’indagine è stata condotta con superficialità ed ignoranza delle norme di settore:
• superficialità perché il valore della perdita pubblicato è il frutto di una analisi grossolana ed acritica effettuata su dati disomogenei forniti dal Comune di Ascoli;
• ignoranza perché condotta senza fare alcun riferimento ai dati pubblici ed ufficiali in possesso del Ministero dell’Ambiente.

Inoltre, cosa ancor più grave, i responsabili dell’inchiesta non hanno sentito il dovere di confrontarsi con noi Gestori sull’argomento, magari attraverso la loro emanazione locale e, soprattutto, dopo che abbiamo dimostrato quanto fosse errato il dato pubblicato non hanno avuto l’onestà di rettificarlo, pubblicando una smentita.

Ora, come cittadino mi chiedo: che senso ha che una organizzazione si occupi di tali argomenti con tanta leggerezza, quando a livello istituzionale esistono già organi preposti allo scopo, se non ci si confronta con tali organismi con spirito critico e dialettico; è legittimo il dubbio che tali indagini vengano condotte ad arte per dimostrare una tesi precostituita finalizzata a favorire qualcuno o qualcosa, come purtroppo spesso avviene in Italia.

Il danno, di immagine e credibilità, che l’Azienda è costretta a subire da una così approssimativa indagine ammantata di scientificità è enorme e di certo non resteremo inerti di fronte a tanta protervia: chiediamo la smentita ufficiale in ambito locale e nazionale sugli stessi canali utilizzati per dare risalto ad uno “studio” falso e tendenzioso. In mancanza di chiare ed immediate rettifiche ed ammende, ci vedremo costretti ad adire le vie legali per tutelare l’Azienda, i dipendenti e tutta la cittadinanza che ci onoriamo di servire nel rispetto delle norme, legali e morali, che da decenni ci guidano nel nostro operato.

26/03/2007





        
  


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