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Un anno fa "Cioffi" cadeva dalla curva

San Benedetto del Tronto | Un anno di sofferenze, trasferimenti ed interventi. Il calvario del supertifoso, e le iniziative di solidarietà.

di Emidio Lattanzi

E' passato un anno da quella maledetta domenica. Al decimo minuto del primo tempo, di Samb-L'Aquila, Massimo Bruni, "Cioffi" per tutti, cadeva rovinosamente dall'anello più alto della curva nord. Cadeva nel peggiore dei modi, sbattendo violentemente la testa contro i gradini del parterre. In campo due squadre si giocano una stagione, la Samb può conquistare il matematico accesso ai playoff, L'Aquila può ancora sperare in una salvezza filtrata dal passaggio ai playout.

Quando Massimo cade, tutto lo stadio si ferma. Chi guarda verso la curva, dagli altri settori, vede braccia che si alzano per posizionarsi sulle teste attonite e disperate di chi ha assistito alla caduta, ed ora sta guardando il truce spettacolo di un uomo in agonia. Il primo ad accorrere è il dottor Narcisi, primario del reparto di rianimazione dell'ospedale sambenedettese, presente tra il pubblico. Il grido è uno soltanto: "sospendete la partita".

L'arbitro Mazzoleni è disorientato, interrompe la gara, poi la riprende, poi la interrompe di nuovo. Mentre Narcisi e lo staff sanitario dello stadio portano i primi soccorsi a Massimo, gli spalti si spogliano di tutti gli striscioni, anche i tifosi aquilani ammutoliscono e, in segno di rispetto, mettono via i vessilli.

Mazzoleni, alla fine, decide di riprendere l'incontro, ma si gioca in un clima surreale, gli stessi giocatori faticano a trovare l'adatta concentrazione per continuare a giocare. Mentre in campo, la Samb raggiunge i playoff battendo gli abruzzesi per 2-0, Massimo viene trasferito d'urgenza in ospedale. Il primo soccorso, portato in curva da Narcisi, è stato fondamentale, il medico, presente in tribuna, resosi conto di quanto accaduto, si è precipitato sul luogo dell'incidente, scavalcando il chiosco del bar che divide la curva dal settore coperto, facendosi largo tra la polizia, e trovando la vittima, con il capo nero, cianotico, e la bocca piena di sangue. Narcisi gli vuota la bocca, quindi attua una respirazione artificiale, regolarizzandogli il battito. Lo accompagnerà sull'ambulanza arpinandogli la lingua con le dita per consentirgli la respirazione.

A distanza di un anno, "Cioffi" ne ha passate davvero di tutti i colori; dopo le prime cure ricevute all'ospedale di San Benedetto, è stato trasferito al "Torrette" di Ancona, dove ha subito numerosi interventi, sottoponendosi a più di una terapia. E' stato trasferito a Porto Potenza, poi a San Benedetto, quindi nuovamente ad Ancona, poi ancora a Porto Potenza, ed ora è ricoverato presso l'Istituto "San Giuseppe" di San Benedetto.

L'intera Italia, del tifo e non solo, invia tramite internet e comunicati, messaggi di solidarietà. Tifoserie storicamente "rivali" come quella ascolana, pescarese o laziale, fanno pervenire testimonianze del loro dolore, messaggi di unione con la tifoseria rossoblù, e di incoraggiamento a Massimo ed ai suoi familiari. A distanza di pochi giorni dall'incidente, il giornalista Remo Croci organizza una maratona di solidarietà con l'iniziativa "Una maglia per Cioffi", mettendo all'asta delle storiche maglie della Samb, (tra cui la n.8 appartenuta a Bruno Ranieri), e destinando l'incasso alle cure necessarie per lo sfortunato tifoso, quindi, durante l'estate, organizza una partita di calcetto tra giornalisti ed ex-rossoblù, presso il circolo tennis "Maggioni", raccogliendo oltre1.600 euro.

Ora "Cioffi" è ricoverato presso l'istituto San Giuseppe di San Benedetto del Tronto, chiunque volesse aiutarlo nella costosa riabilitazione che sta facendo può fare un versamento sul conto corrente intestato agli "Amici di Cioffi" presso la banca Picena Truentina, C/C 5588 – ABI 08332 – CAB 24400.

04/05/2004





        
  



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